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30 Marzo 2018

Il Tarassaco, il fiore che rinfresca il Fegato

Protagonista dei prati primaverili, il Tarassaco fa la sua comparsa già dai primi giorni di marzo insieme alle margherite, crescendo facilmente anche ai margini di strade e marciapiedi e continuando a fiorire fino a settembre inoltrato.

I nomi popolari con cui viene chiamato questo fiore spontaneo sono davvero diversi e tra i più comuni troviamo dente di leone (per le sue foglie dentellate), cicoria selvatica (o matta) per via del sapore amaro, pisciacane o piscialetto come rimando alle sue capacità diuretiche, girasole selvatico per il suo colore e soffione per la caratteristica forma piumosa che assume quando dal fiore si sviluppano i semi che verranno staccati e trasportati dal vento.

Proprio questa sua capacità di trasformarsi da fiore giallo a massa soffice rotondeggiante e di colore bianco che si dissolve con il vento, ha generato nelle antiche tradizioni popolari la credenza secondo cui il Tarassaco è un fiore dotato di un forte simbolismo con il ciclo della vita: legato prima al sole (al giorno e alla vita) poi alla luna (la notte, il declino) e infine alla morte, non intesa come fine, ma come trasformazione fisica e spirituale.

Dal punto di vista terapeutico, il Tarassaco è noto sin dall’antichità come fiore particolarmente disintossicante poiché dotato di una buona capacità diuretica e in grado di esercitare sia un’azione depurativa a livello epatico che stimolante nei confronti dell’attività pancreatica. Gli studi occidentali non solo hanno confermato questo aspetto, ma ne hanno riconosciuto anche proprietà vitaminiche per la ricca presenza di vit. A, C, D e quelle del gruppo B; inoltre contiene una buona quantità di acido folico e minerali quali ferro, zinco e potassio.

 

Il Tarassaco è ben conosciuto anche dalla tradizione cinese che da secoli lo impiega in alcune sue formule farmacologiche. Anche se in Cina è meglio nota la varietà del Taraxacum Mongolicum (le cui proprietà sono più spiccate rispetto al nostro comune Taraxacum Officinalis), di fatto le azioni riconosciute sono le medesime. Di natura termica fredda e dal sapore sia amaro che dolce, il Tarassaco è particolarmente indicato in presenza di calore-umidità di Fegato, ossia in condizioni che possono esprimersi come foruncolosi, ascessi, ittero, calcolosi, disuria, mastiti. La sua capacità depurativa si esprime nel drenare ed eliminare attraverso le urine il ristagno di calore e umidità, eliminando al contempo anche edemi, gonfiori ed agendo sulle ritenzioni idriche. Essendo il Fegato anche legato alla vista, il Tarassaco trova buona applicazione per rischiarare la visione e apportare benefici anche su questo organo di senso. 

La direzione verso Fegato-Vescicola Biliare e la sua natura termica estrema, fanno del Tarassaco un ottimo rimedio anche qualora una sua eccessiva esuberanza coinvolga lo Stomaco, con sintomi quali bocca amara, gastralgia, nausea, eccessiva magrezza determinata da fuoco, o stipsi causata da lesione dei liquidi e interessamento del calore a livello di Intestino Crasso.

 

La primavera dunque ci porta un fiore che risulta molto utile per depurare e rinfrescare il Fegato (non a caso l’organo protagonista di questa stagione) ma nonostante le diverse virtù del Tarassaco, è bene fare attenzione ad alcune controindicazioni: proprio per la sua spiccata azione verso il basso e la sua capacità raffreddante, è bene farne a meno qualora sia presente un deficit di yang di Milza con manifestazioni quali diarrea o freddolosità. Anche senza tali sintomi è comunque sconsigliato l’uso prolungato per evitare che il sistema energetico possa indebolirsi e sbilanciarsi sotto l’effetto di questo fiore.

In cucina il Tarassaco può essere sperimentato in diverse modalità: se si ha la possibilità di raccoglierlo in prati non contaminati da pesticidi e lontani da strade, il fiore, le foglie e il gambo possono essere aggiunti a insalate o a frittate, ma anche saltati in padella o aggiunti a risotti.

Fiore e radici sono inoltre indicati per farne tisane e decotti.

Non va dimenticato inoltre che anche le api sono molto ghiotte del nettare di Tarassaco ed è quindi facile trovare sul nostro territorio il relativo miele, caratterizzato da un sapore intenso e da una consistenza piuttosto densa.

 


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