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12 Aprile 2018

Quando il vino era la medicina

Il vino rappresenta una delle bevande più antiche del mondo e la sua origine si perde nella notte dei tempi. Buona parte degli antichi popoli ne conoscevano i processi produttivi e la sua capacità di apportare un senso di piacevole stordimento misto ad euforia e benessere.

Considerato da alcuni di essi come bevanda di origine divina (come accadde per esempio tra gli antichi Greci in cui vi era il Dio del vino Dioniso e il culto di Bacco nei Romani), ma così pure come rimedio medicamentoso e particolarmente prezioso, la fermentazione alcolica pare sia un’arte che risalirebbe al 7000 AC. 

 

Dai reperti archeologi rinvenuti proprio in alcuni territori della Cina, sono state scoperte incisioni su ossa di bue e gusci di tartaruga risalenti al neolitico raffiguranti l’ideogramma jiu il cui significato è riconducibile al procedimento di fermentazione di cereali e frutta; ne deriva dunque che per queste popolazioni la conoscenza di sostanze alcoliche era già noto e le materie prime che venivano maggiormente impiegate erano miglio, riso e uva.

L’aspetto interessante che riconduce il vino alla tradizione medica cinese è proprio la trascrizione stessa della parola “medicina” attraverso il suo ideogramma in cui nella parte alta viene simbolicamente rappresentato un uomo malato e un utensile chirurgico, mentre in basso è riportato il carattere jiu, ossia vino.

E’ possibile dunque che il vino fosse già utilizzato in campo medico sia per la sterilizzazione degli strumenti, che come rimedio erboristico e anestetico, come venne considerato sino a non moltissimi anni fa anche in Occidente, prima dell’avvento di sostanze più specifiche a tali scopi.

 

Se consideriamo il vino da un punto di vista biochimico, gli studi scientifici sono concordi nel ritenere che esso contenga una buona dose di polifenoli, ossia sostanze dall’alto valore antiossidante che a livello fisico sono in grado di apportare ottimi benefici, tra cui la riduzione di

  • problemi cardiovascolari
  • diabete
  • sindrome metabolica
  • demenza
  • problemi alle ossa

Per questo motivo le linee guida sulla nutrizione e sulla salute sono concordi con il ritenere che (nei soggetti sani e adulti) due bicchieri al giorno per gli uomini e uno per le donne sia una quantità favorevole all’organismo.

 

Il punto di vista orientale

Secondo i parametri orientali le caratteristiche vengono invece differenziate in base al tipo: rosso, bianco, fermo, frizzante, eccetera. Per quanto riguarda il vino rosso, esso è dotato di una natura termica tiepida e gli organi verso cui si dirige in maniera più diretta sono il cuore, il fegato, il polmone e lo stomaco. Il suo sapore, considerato per lo più piccante, lo rende utile qualora sia necessario muovere l’energia (qi) e il sangue oltre che a sostenere lo yang (a partire da quello di rene) affinché vengano attivate le sue funzioni e per contrastare l’eccesso di freddo a livello dei vari sistemi energetici.

In altri termini la medicina cinese lo ritiene un buon rimedio qualora un’invasione da freddo comporti dolori addominali, dolori reumatici/articolari, diarree o stipsi, poliuria e dismenorree, ma così pure per risolvere le stasi che possono manifestarsi sotto forma di crampi, contratture, dolori mestruali o disturbi di circolazione del sangue. Questa sua capacità di dinamizzare è sicuramente più accentuata qualora si tratti di vino frizzante. Un’altra caratteristica tipica del vino rosso è inoltre quella di saper nutrire moderatamente il sangue.

Il vino bianco ha peculiarità leggermente diverse: la sua natura termica è più neutra e tendente al fresco, il sapore è meno piccante e più vicino all’acido e al dolce. Queste qualità lo rendono più efficace per nutrire lo yin (rivolgendosi così anche al comparto dei liquidi e del sangue) oltre che essere in grado di purificare moderatamente il calore. Quest’ultima azione però diventa pressoché limitata qualora si consumi una varietà più frizzante che, come già accennato, porta il vino ad aumentare la sua capacità di attivare qi e yang.

 

Anche se non bevuto direttamente ai pasti, le sue funzioni possono essere ben sfruttate utilizzandolo nella preparazione di varie ricette, come ci viene tramandato anche dalle nostre tradizioni culinarie: sfumare con un poco di vino rosso o bianco conferisce ai piatti un sapore più aromatico e piacevole, specie se si tratta di un sugo o di un piatto in cui è presente una parte grassa che può essere in parte neutralizzata dal vino stesso. In questo modo, a livello energetico, si potrà comunque beneficiare delle proprietà del vino, con il vantaggio di poter eliminare la base alcolica che evapora durante la cottura.

E’ proprio la presenza dell’alcol che rende il vino una bevanda considerata per la medicina cinese estrema e pertanto da assumere con moderazione: se a piccole dosi può apportare un’adeguata dinamicità e fungere anche da veicolo per i rimedi medicati (come le soluzioni erboristiche idroalcoliche), l’eccesso risulta particolarmente lesivo per l'intero organismo. Nello specifico è bene evitarlo qualora siano già presenti manifestazioni di iperattività di cuore e fegato, eccessivo calore a livello di stomaco e intestino crasso, problemi emorroidari, cefalee e vertigini.

 


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