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23 Aprile 2018

Le fave, i legumi di primavera

Tra i prodotti dell’orto che già ad aprile è possibile trovare nei banchi ortofrutticoli, troviamo senza dubbio la fava. Questa pianta fa parte della famiglia delle leguminose ed ha una storia molto antica: originaria dell’area mediterranea (in particolare dei territori della Persia e del Nord Africa) la fava rappresenta uno dei primi alimenti di cui si è cibato l’uomo, complice il fatto di poterla consumare anche cruda.

 

Come diversi alimenti, anche la fava è legata a leggende e miti che nei secoli si sono tramandati fino a giungere ai giorni nostri: una delle più famose storie che ruota intorno a questo legume narra di come Pitagora lo ritenesse un alimento da cui ben guardarsi poiché era credenza che questa pianta fosse la porta dell’Ade (a causa del suo fusto cavo e senza nodi in grado di mettere in contatto i viventi con il regno dei morti).  Ma non in tutte le culture per fortuna era simbolo di negatività: per i Romani per esempio la fava era di buon auspicio e veniva fatta cadere sulle folla durante alcune festività di primavera dedicate alla dea Flora.

 

Un piatto da poveri...

Leggende a parte la fava è stata per lungo tempo un alimento considerato “povero”, non per la sue qualità nutrizionali, ma perché la semplicità di coltivazione (si adatta a buona parte dei terreni) e la larga diffusione sul territorio, la rendeva in passato un prodotto di facile reperibilità anche per le fasce meno abbienti; grazie a ciò, in alcune zone d'Italia, sono nati nel tempo alcuni piatti regionali il cui ingrediente principale è proprio la fava, come ad esempio la Favata sarda (a base di fave e carne di maiale), il Macco, una minestra tipica del sud Italia in cui (in base alle varie zone) viene abbinata ad altri legumi o a pasta asciutta, oppure l'abbruzzese Ngrecciata a base di fave, carciofi e piselli.

 

Grazie agli studi scientifici moderni sappiamo che questo legume è in realtà un ottimo alimento: povero di grassi, ricco di ferro e proteine vegetali, fibre, minerali e vitamine (soprattutto C e gruppo B) le fave sono particolarmente indicate nei casi di anemia e attualmente si stanno indagando anche i potenziali benefici nei soggetti affetti da Parkison: un suo componente (Levodopa) infatti andrebbe a stimolare la dopamina nel cervello facilitando i movimenti del corpo e migliorando la qualità della vita di chi soffre di questa malattia.

Cosa ne pensa la medicina cinese?

La sua natura termica neutra e il suo sapore dolce, rendono la fava particolarmente utile alla coppia Milza-Stomaco, sostenendo da una parte questo sistema energetico e dall’altra drenando l’eccesso di umidità grazie al suo potere diuretico (caratteristiche che si ritrovano in generale nella categoria dei legumi).

Per la medicina orientale le fave sono dunque da suggerire in caso di ritenzione idrica, dispepsie, edemi o deficit di Milza in cui sia importante tonificarne la sua attività energetica (in particolare nei casi di anoressia o perdite di sangue). Altresì risulta utile anche nei casi di diarrea o problemi urinari.

Per poter beneficiare al meglio di tali proprietà è bene consumare le fave previa cottura e aromatizzandole con le spezie per dare un maggior sostegno a Milza, oppure riducendole in purea poiché il seme intero e crudo può causare facili ristagni digestivi con insorgenza di gonfiori e meteorismo. In questi ultimi casi, qualora siano già presenti tali sintomi e in base alla loro intensità, è comunque preferibile evitarne il consumo o ridurlo a piccole dosi.

 

Il vantaggio di consumare le fave cotte sta anche nel fatto di poterle sfruttare nella preparazione di varie pietanze, come humus di fave, purea o pesto a base di fave e pecorino, sughi con cui condire primi piatti, come ingrediente per arricchire zuppe e torte salate, in aggiunta a contorni primaverili o come ci viene suggerito dalle tradizioni regionali.

I semi delle fave, come tutti i legumi, possono anche essere essiccati per poterne avere una scorta pronta con cui cucinare sostanziose zuppe invernali, oppure sbollentati con aceto e vino per essere riposti sott'olio in vasi sterilizzati.

 

Controindicazione!

Nonostante la versatilità e le ottime indicazioni terapeutiche di questo legume, è bene ricordare una controindicazione importante: vi sono bambini che geneticamente sono predisposti ad un malattia chiamata favismo: un difetto enzimatico che scatena un’anemia improvvisa (che nei casi gravi può portare ad un collasso cardiocircolatorio) entro 48 ore dall’ingestione delle fave, pertanto in questi casi il suo consumo è da vietare.

 


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