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21 Giugno 2018

La birra

Che sia bionda, rossa, stout, weiss, belga o tedesca non importa: la birra è una bevanda che nonostante sia vecchia quanto il mondo, non conosce crisi.

 

E la birra è davvero molto, molto antica. Le sue origini non sono certe, ma si sa che già nell’antica Cina era nota la produzione di una birra derivante dalla fermentazione del riso (intorno al 7000 a.C.) e ritrovamenti storici confermano che nel 5000 a.C. erano ben conosciute le tecniche, gli strumenti e la temperatura ideale per produrre una birra a base di orzo, miglio e semi di lacrima di Giobbe.

Tra i babilonesi (III-II millennio a.C.) invece vi erano regole ben precise da seguire sia per la sua produzione (che veniva fatta con panetti di orzo germogliati cotti e miscelati in acqua per creare un malto utile alla fermentazione), sia per la vendita che poteva avvenire solo previa autorizzazione. Erano note circa venti tipi di birre diverse: scure, rosse, bionde o prodotte con vari cereali.

Sono tante le civiltà in cui la produzione e il consumo della birra era pratica diffusa e nei secoli il processo di produzione è andato via via raffinandosi: nel Medioevo per esempio venne introdotto il luppolo in sostituzione a bacche, erbe e spezie (specie rosmarino, mirto e ginepro), mentre nei conventi del Nord Europa ne venivano prodotte alcune a scopo terapeutico a base di assenzio, alloro e peperoncino che venivano date per facilitare la digestione, la circolazione del sangue e per rinvigorire malati e partorienti.

Una data importante per la produzione della birra è il 23 aprile 1516: in quell'occasione in Baviera venne infatti promulgato l’editto sulla purezza da parte di Guglielmo IV, in cui si stabiliva che essa doveva essere fatta con solo tre ingredienti precisi: il malto d’orzo, il luppolo e l’acqua. L’orzo venne inserito affinché non venissero mai a mancare il frumento e la segale per fare il pane, mentre il luppolo fu scelto perché considerato un conservante migliore e meno tossico rispetto a quelli utilizzati fino ad allora.

Il lievito come ingrediente venne citato solo successivamente poiché ancora non era stato scoperto (si dovettero attendere altri 300 anni e gli studi di Louis Pasteur per identificare il ruolo di alcuni microrganismi nei processi fermentativi).  

Oggi l’editto della purezza non è più così vincolante e i birrifici possono così prevedere l’aggiunta di altri ingredienti e il rigoroso rispetto dell’antica legge da parte di alcuni produttori viene utilizzata per lo più come indice di qualità a fini commerciali.

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Il ruolo della birra in Medicina Cinese

Grazie agli studi biochimici sappiamo oggi che la birra contiene una buona dose di sali minerali e vitamine e la presenza del luppolo la arricchisce di polifenoli dalle ottime proprietà antiossidanti (non tanto però quanto il vino rosso).

 

Secondo la visione orientale, la birra è considerata una bevanda dalla natura termica fresca e dal sapore dolce e amaro. Le sue azioni sono particolarmente rivolte ad organi quali Stomaco, Cuore, Fegato e Milza/Pancreas.

In generale si può sostenere che la birra ha buon effetto purificante nei confronti del calore tipico dell'estate e su organi quali Fegato e Cuore svolge un’azione calmante: nello specifico viene utile per l’insonnia, gli stati ansiosi, l’irritabilità o il malumore, ma anche per le palpitazioni legate ad un eccesso di calore. Svolge anche un’azione mobilizzante sul qi del torace, quando questo è appunto bloccato portando a generare per esempio ampi sospiri o singhiozzi.

 

E' vero che la birra fa latte?

La medicina cinese è in parte a sostegno di tale teoria specificando che la birra può essere utile nelle situazioni di ipogalattia generate da ristagni di energia. Tale ipotesi è riconducibile probabilmente sia alla presenza dell’alcol che mobilizza le stasi, sia del luppolo, l’erba principe nella produzione della birra, che per la visione orientale è in grado di rilassare il mentale (e da qui i vari effetti calmanti citati pocanzi) favorendo la circolazione dell’energia, mentre nella visione erboristica occidentale le infiorescenze di questa pianta conterrebbero fitormoni utili ad aumentare il latte materno.

 

Ovviamente non va dimenticato che se da una parte la birra è dotata di ottime proprietà, dall’altra è anche composta da alcol in percentuale variabile a seconda della tipologia e quindi va da sé che la parsimonia è d’obbligo, specialmente quando vi sono già disordini metabolici, problematiche legate allo stato di salute oppure per le donne in gravidanza o allattamento: in tutti questi casi il consumo di questa bevanda è da concordare con il proprio medico.

 


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