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17 Agosto 2020

Il Salmone: pro e contro di un nobile alimento

 

Mangiare il salmone fa bene o fa male? Una domanda che riceve spesso risposte contrastanti poiché il salmone negli ultimi anni è stato oggetto di diverse discussioni in materia di salute ed effettivi benefici. Scopriamo meglio i pro e contro di questo particolare alimento.

Quando si parla di salmone vengono subito in mente i tanto acclamati acidi grassi omega 3 di cui la nostra alimentazione ne è spesso scarsa, così come la ricca quantità di vitamine, sali minerali, grassi e proteine di alta qualità di cui le sue pregiate carni sono composte.

Stiamo infatti parlando di un alimento di tutto rispetto e che dovrebbe far parte della nostra alimentazione in ogni fase della vita.

 

Mettere in tavola il salmone infatti è un ottimo metodo per prendersi cura di cuore, arterie e cervello grazie ai suoi innumerevoli benefici avvalorati anche dalla scienza:

 

salmone proprietà

 

Per la Medicina Cinese…

…il salmone rappresenta uno degli alimenti più tonici per il qi. In altri termini significa che questo pesce è in grado di sostenere l’energia, rinvigorire tutto il sistema oltre che essere un valido nutrimento per il sangue. Anche senza esami scientifici gli antichi cinesi avevano probabilmente già compreso la ricchezza delle carni del salmone, consigliata soprattutto in caso di debilitazione, astenia e per sostenere le attività digestive.

La sua natura termica neutra e il suo sapore leggermente salato ne fanno per la dietetica cinese un ottimo alimento energetico e nutriente che ben completa una sana alimentazione.

 

Eppure…

…oggi riscontriamo diverse criticità nel consumo del salmone.

Il problema principale è legato alla provenienza. Il maggior consumo di questo pesce ha contribuito negli anni alla nascita di numerosi allevamenti in Norvegia, Scozia, Canada, America e Mar Baltico: territori da cui provengono la maggior parte dei salmoni che troviamo nelle nostre pescherie, o nelle confezioni già pronte della grande distribuzione.

Si tratta di recinti chiusi (posizionati in mare) in cui vengono fatti crescere fino a 200.000 salmoni, alimentati a mangimi a base di alici, sardine e soia e sottoposti a continue cure antibiotiche poiché gli spazi stretti in cui vivono generano forti proliferazioni di parassiti e pidocchi che senza i trattamenti chimici non potrebbero altrimenti essere controllati.

 

L’alimentazione inoltre priva di gamberetti e crostacei (alimenti naturali per i salmoni) rendono le carni di questi pesci allevati molto più chiare di quelle allo stato brado, portando gli allevatori ad utilizzare coloranti artificiali al fine di rendere visivamente più appetibili questi pesci una volta arrivati nei banchi delle pescherie.

 

Cosa ci mettiamo quindi nel piatto?

Poche cose buone. Oltre a consumare salmoni alimentati in maniera poco naturale, pieni di farmaci e con una ridotta quantità di vitamine e antiossidanti, ci nutriremo di salmoni ricchi di mercurio, cadmio e arsenico: come accade anche per i tonni e i pesci spada, i salmoni tendono ad accumulare metalli pesanti e questo problema è ben più presente tra le popolazioni allevate.

 

Esiste un’alternativa?

Sì: si tratta dei salmoni selvaggi. L’Alaska è (al momento) il territorio in cui l’allevamento dei salmoni risulta vietato pertanto la pesca è decisamente più sostenibile.

Le carni di questi pesci che vivono naturalmente tra le acque dolci dell’Alaska e l’Oceano Pacifico, sono completamente diverse: oltre a mantenere la loro naturale ricchezza di vitamine e minerali, il loro aspetto risulta di un arancio più acceso (grazie al naturale consumo di gamberetti e krill) e le carni molto più magre.

 

Salmone selvaggio vs salmone allevato

Aspetto quest’ultimo da non sottovalutare poiché tossine e metalli pesanti tendono proprio a concentrarsi nelle classiche striature bianche delle loro carni: più queste sono spesse e visibili, più il pesce ne ha accumulate.

Nell’immagine è possibile notare la differenza tra un salmone selvaggio (a sinistra) e uno allevato (a destra)

 

Per fortuna portare sulle nostre tavole del salmone selvaggio non è difficile: diversi supermercati oggi li vendono regolarmente, sia affumicato che in tranci al naturale riconoscibili per la dicitura “Salmone Selvaggio dell’Alaska”, pertanto chi ama questo alimento e vuole beneficiare delle sue innate proprietà, potrà optare in questo modo per una materia prima qualitativamente migliore e pescata all’insegna della sostenibilità.

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