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31 Gennaio 2021

La liquirizia: il dolce rimedio della medicina cinese

Nota in Cina con il nome di Gan Cao, letteralmente “erba dolce”, la liquirizia rappresenta uno dei più antichi rimedi della farmacopea cinese: già menzionata tra i primi prontuari di medicina cinese risalenti a 5.000 anni fa, la liquirizia è ancora oggi tra le erbe più utilizzate nelle ricette farmacologiche orientali.

 

La liquirizia è una pianta molto famosa anche nella medicina ayurvedica poiché le vengono attribuiti poteri curativi per lo stomaco, la gola, le infezioni respiratorie e come primo intervento per morsi di serpenti e scorpioni.

Per gli antichi sciti era fondamentale portarla sempre con sé lungo le attraversate nei deserti per la sua capacità di togliere la sete. Anche in epoca romana la liquirizia faceva parte dei rimedi farmacologici fondamentali. Dioscoride, medico greco molto apprezzato da Nerone diceva: “Il succo di liquirizia giova alla raucedine, è un buon rimedio per i bruciori di stomaco, nei dolori al petto e al fegato, calma i crampi vescicali e i dolori renali se associata a vino dolce”.

 

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La liquirizia in medicina cinese

Ciò che costituisce il grande pregio della liquirizia è la sua capacità secondo la medicina cinese di armonizzare tutti i dodici meridiani e apportare benefici a tutti gli organi.

Ma dal momento che tutti gli alimenti svolgono sempre un’attività prevalente su un particolare sistema energetico, anche in questo caso la liquirizia ha un tropismo più specifico verso determinati organi, in questo caso Milza/Pancreas, Stomaco, Rene e Polmone.

Ciò significa che i suoi effetti terapeutici svolgono effetti più incisivi verso le diverse sintomatologie correlate a tali distretti energetici. Osservando pertanto la classificazione orientale di questa preziosa radice, la dietetica cinese ne consiglia il consumo soprattutto nei casi in cui siano presenti per esempio astenia o addirittura debilitazione fisica grazie alla sua capacità di ridare tono all’energia in deficit.

Riequilibra inoltre le attività digestive specialmente in caso di gastralgia o dolori addominali. Calma i sintomi di un’intossicazione alimentare, e lenisce altresì i mal di gola, i dolori muscolari (specie agli arti inferiori) e favorisce la guarigione di foruncoli e lesioni cutanee. Nei confronti del Cuore si rivela utile in caso di palpitazioni.

Ma in Oriente la liquirizia riveste un ruolo fondamentale anche in farmacologia: nello specifico l’utilizzo della radice di Glycerrhiza uralensis è molto spesso presente nelle formule farmacologiche abbinata al miele: questa combinazione aumenta infatti il potere tonico della liquirizia e quindi il suo effetto risulterà più incisivo. In questo caso a variare è anche la natura termica che diventa più tiepida, mentre allo stato naturale la radice di liquirizia rappresenta un alimento neutro e dal sapore dolce.

 

Nell’erboristeria occidentale…

…la liquirizia rappresenta un ottimo antinfiammatorio con proprietà anche antivirali. A livello digestivo è consigliabile per chi soffre di stipsi, oltre che calmare i bruciori di stomaco e stimolare le funzioni digestive. In caso di tosse stizzose calma il fastidioso pizzicore alla gola, mentre nella tosse grassa agisce come espettorante e fluidificante del catarro (è infatti uno degli ingredienti più presenti negli sciroppi naturali).

 

Ma la liquirizia alza o no la pressione?

Negli anni ’50 la liquirizia è stata etichettata come un alimento controindicato per gli ipertesi poiché si è scoperto che il suo principio attivo (glicirrizina) induce a un rialzo della pressione arteriosa.

Trent’anni dopo nuove ricerche hanno apportato qualche modifica a tale considerazione dichiarando che se assunta allo stato naturale, l’innalzamento della pressione sarebbe irrilevante poiché il principio attivo è comunque attenuato da tutte le componenti della radice.

Oggi ulteriori ricerche ci forniscono altre indicazioni a riguardo: il rialzo della pressione infatti verrebbe determinato solo a fronte di un consumo di almeno 50 grammi di radice al giorno (e in maniera continuativa per circa un mese) o di 20 grammi al giorno nel caso della sua forma pura.

Come ripeteva sempre Paracelso dunque “è sempre la dose che fa il veleno”.

 

 

Le informazioni riportate hanno solo scopo informativo e divulgativo e non sostituiscono in alcun modo pareri di medici e specialisti in caso di patologie; inoltre non intendono in nessun modo fornire suggerimenti per l'autocura: si consiglia sempre di rivolgersi ad un consulente esperto per trattamenti di qualunque genere.


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